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Dobbiamo arrivare sempre al limite, sempre al punto di non ritorno per capire.
E’ come se fossimo masochisti, come se ci piacesse soffrire, perchè sembra impossibile non riuscire ad evitare l’evitabile.
I segnali spesso sono forti e chiari, a volte manca solo un cartello con la freccia che indica “Qui no!” “Questo no!”…
E invece noi.. dritti per quella strada, non ascoltando mai il “presentimento”.
Sembra che una forza oscura ci spinga da dietro. Maledetta.
“Non aprite quella porta”.. e cosa succede? l’apriamo.
“Vernice fresca” e puntualmente la tocchiamo per vedere se è vero. “Attento brucia..” e  ci bruciamo..
Allora siamo stronzi, malfidati o dobbiamo sporcarci, quindi sbagliare, per capire se le cose sono vere?
Questo poi si ripete non solo nelle azione purtroppo, ma anche nei sentimenti,
nell’atteggiamento nei confronti della vita e delle persone che abbiamo e incontriamo intorno a noi,
e qui la cosa si fa spesso più grave, più dura da digerire
e il male che ci facciamo o facciamo può essere incontenibile, inarrestabile.
Sbagliare per non sbagliare, soffrire per non soffrire.
Se è vero che neanche i santi e i saggi possono evitare le sofferenze*,
come possiamo farlo noi?
come possiamo noi prevedere, cercare di non arrivare al punto inevitabile?
Penso sia possibile solo con la consapevolezza, con la consapevolezza e il ricordo.
Le esperienze formano il carattere? credo di si.
Ma viene stratificato dal ripetersi delle stesse esperienze.
Ricordare, mantenendo apertura, difficile.
Amare a prescindere, difficilissimo.
Evitare l’inevitabile, impossibile e forse ingiusto nei confronti della vita stessa.
Ma come mi sarebbe piaciuto, a volte, non sbagliare per capire.
*http://www.sgi-italia.org/pdf/pdfGosho/FelicitaInQuestoMondo_086_0607.pdf

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