fbpx

Non sono un nostalgico convinto, o almeno, in parte lo sono.. ma sono un nostalgico delle storie romantiche, delle avventure che sembrano romanzi inventati, nostalgico di momenti storici che sembrano così impossibili da essere veri.
Non ho mai esaltato la vita di Fidel, o il suo modo di governare Cuba, non ho neanche esaltato quella di Che Guevara se è per questo.
Non ho mai avuto una maglia rossa con la sua faccia o il diario con scritto “Hasta la Victoria” anzi, ho sempre pensato che facessero parte delle cose da non avere, come la maglia di Jim Morrison trasformato in eroe di non so che cosa e per quale motivo.
Nasco buono, cresco incazzato. La vita inizialmente mi sorride poi qualcosa va storto e mi storco anch’io.
E così fino a circa 25 anni ho pensato, sinceramente,  che in alcuni casi e in alcune storie o in alcune nazioni o società o momenti storici, la rivoluzione armata fosse davvero indispensabile, necessaria.. o l’unica soluzione. Sicuramente sbagliavo.
Sicuramente perché poi ho conosciuto la Rivoluzione Umana. 
La rivoluzione umana, basata sul miglioramento personale per il bene comune e sociale.
La rivoluzione umana è un romanzo scritto da Daisahu Ikeda, ma sopratutto è un concetto di vita, una volta scoperto questo ho approfondito tutto quello che esisteva in quella direzione, Ghandi, Luther King.. il nostro Aldo Capitini e tutti i grandi e non che portavano e portano avanti la teoria non violenza.
E così ho scelto definitivamente da che parte stare.  Era la fine degli anni ’90.
Ma Fidel non è pace, Fidel è guerra, Fidel incarna il sogno di rivoluzione, di ribellione nei confronti dei potenti, impersonifica il coraggio di partigiani che muoiono per la libertà lottando contro l’oppressore che tiene un popolo in ostaggio.
E questo è affascinate, è affasciante come Davide e Golia, come Rocky contro Apollo Creed, come
Ulisse contro Polifemo.
E Cuba è stato questo, un popolo oppresso da un dittatore (Batista) costruito e manipolato dagli Usa; Un po’ quello che è successo in quegli stati dove tutt’ora, sempre gli Usa, provano ad esportare la democrazia  dopo averci messo dittatori, averli uccisi e averne messi altri..
Libertà per il proprio popolo e la propria patria, quante storie controverse ma piene di amore e coraggio.
Ci rivedo i nostri partigiani..  che sugli Appennini preparavano strategie di combattimento, ed è per questo, che nonostante ripudi la guerra, trovo incredibilmente affascinante la storia dei Barbudos che in soli 82 a bordo della Granma, provano a combattere il dittatore, che i soli 12 sopravvissuti, tra cui Fidel, Raùl, el Che e l’italiano Gino Donè conquistano via via il popolo di villaggio in villaggio fino a sconfiggere il tiranno e il 1 gennaio del ’59 entrano trionfanti a l’Havana in festa, finalmente liberata. Una storia che ha dell’incredibile. Davide che sconfigge Golia.
Il resto poi è storia di governo, di politica.. e di Poteri forti che meriterebbero un libro.
Ma la storia dice che gli Stati Uniti proveranno il tutto per tutto, per togliere Cuba di mano a Fidel, attacchi notturni (baia dei porci) durante la guerra fredda.. avvelenamenti e attentati. Fino al ’59 gli Stati Uniti controllavano e gestivano il petrolio dell’Isola, le miniere, le centrali elettriche e un terzo della produzione della canna da zucchero.
Ma Fidel è stato un dittatore. Certo.
Cuba era una nazione del terzo mondo, che senza regole ferree sarebbe rimasta come è tutt’oggi il Congo, sfruttato dall’occidente per le ricchezze che ha e lasciato a marcire nelle loro miserabili malattie.
Cuba invece no, Cuba grazie alla rivoluzione è diventata una nazione con medici efficienti, sanità publica, istruzione per tutti, quale? come? quanta? …è davvero importante?
Se è così importante  dovremmo anche chiederci ogni giorno se una dittatura che apre le università e gli ospedali è meglio o meno di Boko Haram in Nigeria, dovremmo chiederci quanti regimi ci sono nel mondo tutt’ora che non danno quello che il regime Cubano ha dato al suo popolo.. ma non ce lo chiediamo, ma non ce lo chiediamo.
Come siamo buffi a volte, spesso facciamo considerazioni  a caso..un tanto al chilo.
“In quanto a me so che il carcere sara’ duro come non lo e’ mai stato per nessuno, pieno di minacce, di vile e codardo rancore, pero’ non lo temo, cosi’ come non temo la furia del tiranno miserabile che ha preso la vita a settanta fratelli miei. Condannatemi, non importa, la storia mi assolvera’.
Hasta la victoria siempre, Fidel.
(parte del Discorso tenuto al Tribunale di Cuba il 26 luglio 1953 dopo l’arresto per Insurrezione)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: