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 La morte di Nadia Toffa non mi colpisce solo per il fatto di essere una persona conosciuta che così giovane ci lascia, forse nemmeno per il fatto che ha combattuto la sua battaglia sempre con il sorriso.

Mi colpisce per il fatto di essere stata, suo malgrado, vittima dell’odio di rete per aver vissuto la propria malattia come voleva viverla.

Mi rendo conto di come sempre più spesso la sensibilità, in rete, venga spodestata dall’arroganza e dalla cattiveria anche di fronte a fatti così importanti come una malattia grave.

Ma la decisione di condividere sui social il proprio stato vitale, le proprie sensazioni, le proprie idee e perchè no, anche la propria malattia, anche se non condivisibile come modus operandi, non può dare diritto a nessuno di giudicare e buttare in odio la conversazione.

Nadia Toffa è stata oggetto di offese, ingiurie e cattiverie gratuite solo perché aveva avuto il coraggio di vivere la propria malattia apertamente senza nascondersi e di dire la propria visione della malattia usando un termine che l’ha messa al centro del mirino degli hater: un dono.

Certo ci sarà chi non la pensa così, ci sarà chi maledice umanamente la malattia, come la malediceva lei chiamandola mostro.
Ma chi ha il diritto di entrare nella vita e nei pensieri degli altri e giudicarla?

Perchè poi il punto è sempre il solito: non siamo uguali ma finché resti nel rispetto degli altri puoi pensarla e scriverla come vuoi.

Invece ci sono quelli che nascondendosi dietro alla ormai famigerata libertà di espressione utilizzano l’odio per catalizzare su di se attenzione e in cerca di facili like, la buttano in caciara pensando di essere ganzi.

In realtà sono stronzi (fa anche rima)

Tornando alla Toffa, e seguendo ogni tanto i suoi post, ho potuto vedere che il suo mettersi in mostra ha dato coraggio ad altri che stavano affrontando in maniera privata e silenziosa lo stesso male a volte incurabile.  

e allora perchè non trovare un confine all’odio?

In questi casi mi viene sempre in mente la mi nonna che quando imprecavo verso qualcuno mi diceva: “un ti fa sentire!? ma che sei grullo!””

Ecco chi odia sul web dovrebbe avere accanto la mi nonna o chi per lei che gli dice: “un ti fa sentire!? ma che sei grullo!”

Difendiamoci dagli odiatori seriali.

Ciao Nadia e in bocca al lupo a tutti quelli che vivono la malattia con coraggio e come gli torna meglio.

Ps. c’è un progetto di cui mi piace parlarvi che si chiama #odiareticosta lo trovate sui social, è una rete di persone che cerca di contrastare l’odio in rete, un aiuto a volte può servire.

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