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Si ai tamponi veloci nelle scuole!

Si ai tamponi veloci nelle scuole!

NEWS!

 
✔️Approvata.
Meno invasivi per i più piccoli, veloci e che servono a dare risposte concrete alle esigenze di tutti noi che cerchiamo di mantenere un equilibrio tra i vari settori del nostro tessuto sociale, economico e formativo.
Un contesto in cui la scuola ha un ruolo centrale, che tocca direttamente le famiglie, e quindi i genitori che sono lavoratrici e lavoratori della nostra città.
Stamani è stata votata all’unanimità in commissione sociale e Sanità, una mozione a mia firma per accelerare sui test rapidi per i più piccoli.

Leggi il comunicato intero!

Santo Spirito, scelta Giusta?

Santo Spirito, scelta Giusta?

“Ai giovani vanno date alternative sane ma giovani. Ma l’alternativa ad un tavolino al bar, non può essere un altro tavolino in un locale.”

E’ appena passato il primo weekend di Santo Spirito a numero chiuso.

Sono stato in Piazza tutte e due le sere a vedere e capire quello che sarebbe successo.

Il numero delle persone all’interno non è mai arrivato a 1000 e nel momento di picco della serata si è raggiunto il numero massimo di 600 persone.

Le persone vengono contate tramite un app sui telefoni degli addetti che sono all’ingresso dei varchi.

La Piazza era vuota e sinceramente si respirava un’aria surreale per un weekend qualunque di inizio Ottobre .

“Questa è una piazza da sempre sinonimo di socialità e aggregazione, purtroppo con la pandemia molte alternative al divertimento sono venute meno e così qua si è innalzato notevolmente il numero di avventori. 

Questo in Estate ha creato difficoltà nell’equilibrio tra diritto al divertimento, diritto al sonno e tutela delle attività economiche della Piazza. 

Con il risalire dei contagi però è stato inevitabile dover prendere delle precauzioni in fatto di assembramenti e la gestione dei flussi di ingresso  ha sicuramente ridotto il rischio affollamento e messo in sicurezza la tutela della salute pubblica”

Questo è all’incirca quello che ho detto alla trasmissione “L’aria che tira” di La7 presente in Piazza Sabato sera (andrà in onda stamani dalle 11)

Il Dibattito

Ma il dibattito su Piazza Santo Spirito parte da lontano e deve avere più piani di discussione secondo me.

Adesso la priorità è sicuramente l’emergenza covid e visti i dati in crescita non possiamo rimandare. 

Una misura come questa aiuta a non dover arrivare a chiusure più drastiche che porterebbero ad una crisi ancora più profonda nel settore economico della città.

Santo spirito è stata per tutta l’estate il luogo di assembramento per eccellenza e da qui la scelta di intervenire proprio lì.

Poi arriva il tema della gestione del “maldivertimento” e la tutela degli spazi pubblici (di Movida ne parlo qui)

In futuro ci sarà bisogno di spazi alternativi e idee per vivere al meglio gli spazi pubblici come Santo Spirito e credo vada fatto con cultura e buon senso. 

Non possiamo pensare di far vivere perennemente una piazza come quella vista negli ultimi due giorni, ma naturalmente neanche assediata come l’abbiamo vista nelle ultime settimane.

Allora il punto centrale è qui. 

Il Futuro del divertimento 

Il futuro del divertimento post covid diventa centrale.

  1. Avere una visione giovane di quello che vuol dire vivere la notte da giovani.
  2. l’alternativa ad un tavolino di un bar non può essere un tavolino di un locale.
  3. Spengendo la città non si mandano a letto i ragazzi, ma si mandano in giro a cercare qualcosa da fare. E’ il cosa fanno che ci manca, allora diamo loro alternative valide per vivere al meglio le loro notti. 
  4. Spostando le persone da un luogo si sposta solo il problema ma non si risolve, anzi, si creano dei vuoti urbani che vengono riempiti spesso da attività più silenziose ma spesso più pericolose per i nostri giovani: “Gli anni ’80 docet”

E poi c’è il piano socio-economico: non tutti si possono permettere di stare seduti ad un tavolino di un locale a spendere per stare in compagnia, questo crea diversità sociali importanti tra i giovani.

Credo manchino luoghi di aggregazione e socialità in cui ogni giovane si può sentire accolto anche senza avere chissà che cosa in tasca.

Ripenso alla cascine con l’Anfiteatro dei concerti gratuiti, alle discoteche presenti che accoglievano migliaia di ragazzi ogni fine settimana che in qualche maniera avevi sempre chi ti metteva in lista ridotta o gratis.

Ripenso ai Circoli Arci, luoghi dove ti sentivi accolto anche senza consumare con serate intere passate con una birra e tre partite al calcino in compagnia.

E questo non è romanticismo o nostalgia, ma è ricordare quello che funzionava e che dava ai nostri giovani il senso di sentirsi accolti e parte di qualcosa.

Oggi dobbiamo cercare di vivere al meglio la situazione per quello che è ma pensiamo già a domani che arriva prima di quanto si pensi.

Divertirsi male, la Movida non esiste.

Divertirsi male, la Movida non esiste.

Io non la chiamo Movida, per me si divertono male.
E ora che è passato un altro weekend abbastanza “intenso” è inutile nascondersi dietro ad un dito: il problema c’è.
Certo non è un problema fiorentino e non è un problema di facile gestione o soluzione. Anzi.
Ma va detto che se vogliamo riportare residenti in centro, oltre ad avere un disegno sui servizi di prossimità da integrare e implementare, creando piccole strutture sportive e di aggregazione per famiglie e cittadini; creare la possibilità di parcheggio e garantire il rispetto delle regole che spesso in questo caso servono proprio a tutelare i più deboli (sono solo le prime cose che mi vengono in mente)
Dobbiamo migliorare anche la vivibilità.

Quest’anno sentiamo la mancanza degli spazi estivi che decentrano un po’, sentiamo la mancanza di concerti, festival, insomma sentiamo la mancanza di tutte quelle attività che aiutano a non creare pressione solo su alcune zone.
Stiamo affrontando un emergenza senza precedenti e alcune soluzioni adottate per aiutare l’economia cittadina sono giuste, ma anche tenendo ben presente il momento, la realtà è che così non va.

Ieri Moreno, 87enne che abita in via del campuccio da sempre, mi ha detto che non ha chiuso occhio tutta la notte perche davanti c’era una festa in un appartamento che è durata fino alle 4.30, era sfinito. Non solo non è giusto ma è da st@@@zi.

Chi mi conosce sa che ho sempre vissuto la notte e che tutt’ora mi piace la vita notturna, frequento locali, vengo da “rokkenroll a tutta randa”, ma il troppo stroppia e dobbiamo renderci conto che stiamo passando il limite.
Ognuno deve fare la sua parte; Il mio impegno in consiglio comunale come cittadino e residente dell’Oltrarno va da sempre in questa direzione e continuerò a proporre e cercare soluzioni che favoriscano la convivenza e il rispetto di tutte le sensibilità e realtà.
L’amministrazione cerca e prova soluzioni: dai presidi fissi, alla pulizia anticipata fino a cercare un accordo per i bagni.

Ma è indubbio che c’è una percezione delle regole sbagliata, di un divertimento sregolato che in qualche maniera va dissuaso e non accettato per quello che è, perché nessuno può e deve prevaricare l’altro tenendosi in tasca la scusa: “eh che ci vuoi fare, son giovani”
Perché i giovani non sono così, questi sono solo stronzi.

Vita SocialE al tempo del virus. Basta un click.

Vita SocialE al tempo del virus. Basta un click.

La vita SocialE al tempo del virus è cambiata in un attimo e il momento è quello che è.

Se ce l’avessero raccontato non ci avremmo creduto.  Un virus che ci costringe a stare chiusi in casa e a lottare contro il tempo per salvare vite umane. Un film si, un film.

Questo Virus ci allontana dagli altri, come se non fossimo già stati abbastanza lontani l’uni dagli altri, negli ultimi anni. Ma così è.

Social, tv a pagamento, distanze sociali.

Oggi qualcuno parla di avvertimento da parte della terra, una terra che si ribella contro l’essere umano egoista, che non pensa a salvaguardarla.

Che la incendia, la deruba delle sue ricchezze, che non la rispetta. E se fosse invece un passo ancora avanti verso l’egoismo? 

Un passo verso il dirsi: ma io, alla fine, a casa da solo sto bene; verso la voglia di non avere più niente a che fare con gli altri?

Un click e ciao, ciao agli amici di Facebook,  ciao Skype e ciao vita SocialE.

Fino ad adesso mescolavamo la vita Pubblica con quella virtuale, quella sociale, con quella privata. Oggi in questa situazione è diventato tutt’uno. Quelle barriere che ancora resistevano della vita personale che vengono abbattute con dirette live dal salotto, dalla camera, con i figli, cani. Tutti proprio tutti che condividiamo cosa mangiamo, come viviamo, cosa leggiamo, guardiamo..  studiamo e amiamo. Ancora più di due settimane fa. Tutto in tv, nella grade tv socialE.

E allora penso alla famosa democrazia del telecomando abbattuta da programmi tutti uguali su canali tutti uguali.. penso che la democrazia della scelta di cosa condividere e con chi abbattuta così, da un click.

Beh si,  oggi basta un click per decidere chi frequentare, con chi parlare, chi ascoltare, con chi restare collegato, in questa situazione non devi rimanere collegato a tutti per forza. Basta un click.

E allora se ci abituassimo a rimanere ad un metro di distanza l’uno dagli altri?  a rimanere solo collegati virtualmente ma ognuno in casa propria?

Non saremo più gli stessi tra un mese, saremo un po’ tutti abituati a questa vita reclusa, a questa voglia di “basta un click” ...di “non seguire più”.. chissà… e se ci abituassimo alla distanza gli uni dagli altri? 

Tra un mese penso che dovremo essere più forti e volenterosi per venirsi incontro e volersi riabbracciare di nuovo. Come una vita fa. Perchè sembra già una vita fa.

Guardo film dove si salutano e mi sembra strano.

La forza adesso è rimanere in casa per tutelare tutti, domani sarà quella di uscire e riabbracciare tutti. Ma proprio tutti.

La fuga da Milano e dalla paura.

La fuga da Milano e dalla paura.

La fuga da Milano, la scena dei treni presi d’assalto mi ha fatto pensare a tante cose.

Una su tutte: Quando le cose ci toccano da vicino come diventiamo fragili e impauriti.

Pur essendo nella comodità delle nostre case, con il frigo pieno e nessuna bomba esplosa, se ci sentiamo in difficoltà la nostra reazione può essere impulsiva e perché no anche sconsiderata..

Non giudico chi ha cercato di raggiugnere la propria casa di nascita o i propri affetti.

Ma per la legge dei grandi numeri, sono quasi certo che qualcuno di quelle persone, negli ultimi 5 anni, avrà giudicato chi fugge da zone di guerra, chi si affida al mare pur di salvare i propri cari.

A noi è chiesto di rimanere nelle nostre case, calde accoglienti, con la nostra musica preferita, i nostri libri, i nostri cari.. niente, scappiamo uguale.

Spero che questa emergenza, nel dramma che comporta, riesca a fare breccia nei cuori irrigiditi.

Di chi negli ultimi anni, si è messo a urlare, giudicare, si è incattivito contro chi ha avuto la sfortuna di nascere in una parte del mondo diversa.

In queste situazioni i ganzi sono quelli che tutelano gli altri, che li aiutano, non chi cerca di fuggire alle proprie responsabilità.

Sono grandi tutti quelli che in servizio 20 ore su 24 nelle zone di emergenza si stanno impegnando per aiutarci a superare questo momento difficile.

L’ho scritto l’altro giorno in un post Facebook, questo è il momento di stare tutti dalla stessa parte:
Genitori e figli, lavoratori e imprenditori, sportivi e spettatori, siamo tutti uguali e ognuno avrà le proprie difficoltà.

Comici e ristoratori, musicisti e artigiani, muratori e albergatori, per questa volta, e forse per la prima volta, tutti dalla stessa parte.

E proviamo a restarci dalla stessa parte.. a un metro di distanza eh.. ma dalla stessa parte.
…E se un ci può abbracciare per un po’, s’avrà più voglia dopo.
Forza.

Narciso Parigi, ci lascia la colonna sonora di Firenze.

Narciso Parigi, ci lascia la colonna sonora di Firenze.

Se ne è andato Narciso Parigi, una delle ultime voci di una vecchia Firenze passata.

Narciso, Campigiano di Nascita ha portato Firenze nel mondo, con la sua voce e le sue canzoni.

Simbolo di Fiorentinità e tradizione, quella tradizione portata avanti con la sua gentilezza e verve tipica del nostro territorio.

Credo che Narciso Parigi, insieme ad Odoardo Spadaro, sia stato il simbolo della canzone  Fiorentina nel mondo.

E poi quell’inno viola, intonato la domenica allo stadio di Firenze ma urlato a gran voce dai tifosi, anche negli inizi di gare nelle trasferte della viola

Un inno riconosciuto e cantato da migliaia di tifosi che rimarrà per sempre il nostro inno. 

Ciao Narciso, garrisca al vento il labaro viola.

qui trovate il mio comunicato stampa