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La fuga da Milano e dalla paura.

La fuga da Milano e dalla paura.

La fuga da Milano, la scena dei treni presi d’assalto mi ha fatto pensare a tante cose.

Una su tutte: Quando le cose ci toccano da vicino come diventiamo fragili e impauriti.

Pur essendo nella comodità delle nostre case, con il frigo pieno e nessuna bomba esplosa, se ci sentiamo in difficoltà la nostra reazione può essere impulsiva e perché no anche sconsiderata..

Non giudico chi ha cercato di raggiugnere la propria casa di nascita o i propri affetti.

Ma per la legge dei grandi numeri, sono quasi certo che qualcuno di quelle persone, negli ultimi 5 anni, avrà giudicato chi fugge da zone di guerra, chi si affida al mare pur di salvare i propri cari.

A noi è chiesto di rimanere nelle nostre case, calde accoglienti, con la nostra musica preferita, i nostri libri, i nostri cari.. niente, scappiamo uguale.

Spero che questa emergenza, nel dramma che comporta, riesca a fare breccia nei cuori irrigiditi.

Di chi negli ultimi anni, si è messo a urlare, giudicare, si è incattivito contro chi ha avuto la sfortuna di nascere in una parte del mondo diversa.

In queste situazioni i ganzi sono quelli che tutelano gli altri, che li aiutano, non chi cerca di fuggire alle proprie responsabilità.

Sono grandi tutti quelli che in servizio 20 ore su 24 nelle zone di emergenza si stanno impegnando per aiutarci a superare questo momento difficile.

L’ho scritto l’altro giorno in un post Facebook, questo è il momento di stare tutti dalla stessa parte:
Genitori e figli, lavoratori e imprenditori, sportivi e spettatori, siamo tutti uguali e ognuno avrà le proprie difficoltà.

Comici e ristoratori, musicisti e artigiani, muratori e albergatori, per questa volta, e forse per la prima volta, tutti dalla stessa parte.

E proviamo a restarci dalla stessa parte.. a un metro di distanza eh.. ma dalla stessa parte.
…E se un ci può abbracciare per un po’, s’avrà più voglia dopo.
Forza.

Ciao Luciano, Santo Spirito ti ringrazia.

Ciao Luciano, Santo Spirito ti ringrazia.

Ieri se ne è andato Luciano Locchi, lo storico direttore della Biblioteca Thouar.
Era il volto storico della biblioteca del Quartiere, prima in Piazza Santo Spirito e poi in Piazza Tasso.
 
Da piccini s’andava sempre dentro a curiosare e si faceva arrabbiare: Boni! zitti! e noi si scappava e si rideva come matti… ma anche lui rideva sotto a quei baffi..
Era sempre gentile, disponibile, accogliente, una volta mi regalò un topolino usato, stropicciato, erano i primi anni ’80, “puzzava” di carta vecchia, fantastico.
 
L’amministrazione comunale deve molto a queste persone che nel silenzio ma con passione e dedizione, dedicano la propria vita alla collettività e portano avanti le attività della città.
Il loro non è soltanto un lavoro, ma è una passione vera, perchè nei quartieri più popolari, le biblioteche, sono davvero un rifugio per molti ragazzi e cittadini e un baluardo in difesa della cultura.
 
Grande Luciano sei stato davvero mitico.
 

“Luciano è stato il volto e l’anima di quella biblioteca di quartiere che è stata, prima in santo spirito e poi in piazza tasso, un baluardo di cultura per molti cittadini dei Rioni Santo Spirito e San Frediano – ricorda il consigliere Mirco Rufilli – In un quartiere che ha sempre avuto fame di conoscenza, Luciano, con il suo modo schivo ma sempre sorridente e disponibile, è stato una figura fondamentale della biblioteca Thouar, accogliendo sempre tutti senza distinzione ma con affetto e dedizione. Solo da poche settimane aveva iniziato a godersi la meritata pensione dopo una vita spesa al servizio della collettività”.

“L’amministrazione comunale deve tanto a lui e alle persone come lui, che nel silenzio ogni giorno, si impegnano e portano avanti le attività di questa città. Lo voglio ricordare calorosamente mandando un caro saluto a lui e a tutti i suoi cari”, conclude Rufilli.

 
 

 

Erika e i moralizzatori!

Erika e i moralizzatori!

Un sabato sera da divertimento, un sabato che doveva essere poi di quelli da raccontarsi in futuro invece no, non è andata così.

Erika è morta a ca@@o. Non ci sono altre parole, e mi dispiace davvero. 
Ma leggere sotto ai post che parlano di quello che le è successo al Jaiss i moralisti, che dispensano colpe e giudizi come fossero unti dal signore e santi in terra, è davvero inaccettabile.
Invito gli adulti, se lo sono e non solo per età anagrafica, a scendere dai piedistalli del moralismo e del giudizio e a tuffarsi in quello che a volte può essere “solo” voglia di divertirsi con una grande superficialità, anzi grandissima superficialità…

Certo, potremmo andare a toccare temi più importanti che attanagliano la vita di alcuni e li portano a fare sciocchezze a volte irreparabili come la solitudine, la paura, l’inadeguatezza..
Potete dare la colpa alla musica, alla discoteca, ai genitori.. alla vita, a tutto, ma il più delle volte è solo una sciocchezza irrecuperabile e dietro non c’è nient’altro.
E quante sciocchezze si fanno in certi periodi della vita.
Spesso ci salva solo il… la fortuna.

Siamo tutti un po’ Erika, chi ha fatto il tuffo pericoloso, chi è andato forte in macchina.. chi ha alzato un po’ il gomito… ad ognuno il suo. Chi siete per giudicare…
La vita è tutto tranne che monotona e scontata e chissà cosa ci riserva il futuro a tutti noi, compresi voi “moralizzatori”
Ecco.. penso soltanto che è avvicinandosi ai mondi che non comprendiamo e conosciamo che possiamo davvero provare a salvare qualcuno, tutto qui.

Stamani ho incontrato Piero sotto casa, lavora in un centro di recupero, mi ha detto che è morto di overdose Tony, una persona di zona, è il secondo in due mesi che conosco che muore di overdose nel silenzio più totale.

Siamo tutti un po’ Erika, anche voi moralizzatori di staceppa.

Nadia Toffa e l’odio che non trova confini

Nadia Toffa e l’odio che non trova confini

 La morte di Nadia Toffa non mi colpisce solo per il fatto di essere una persona conosciuta che così giovane ci lascia, forse nemmeno per il fatto che ha combattuto la sua battaglia sempre con il sorriso.

Mi colpisce per il fatto di essere stata, suo malgrado, vittima dell’odio di rete per aver vissuto la propria malattia come voleva viverla.

Mi rendo conto di come sempre più spesso la sensibilità, in rete, venga spodestata dall’arroganza e dalla cattiveria anche di fronte a fatti così importanti come una malattia grave.

Ma la decisione di condividere sui social il proprio stato vitale, le proprie sensazioni, le proprie idee e perchè no, anche la propria malattia, anche se non condivisibile come modus operandi, non può dare diritto a nessuno di giudicare e buttare in odio la conversazione.

Nadia Toffa è stata oggetto di offese, ingiurie e cattiverie gratuite solo perché aveva avuto il coraggio di vivere la propria malattia apertamente senza nascondersi e di dire la propria visione della malattia usando un termine che l’ha messa al centro del mirino degli hater: un dono.

Certo ci sarà chi non la pensa così, ci sarà chi maledice umanamente la malattia, come la malediceva lei chiamandola mostro.
Ma chi ha il diritto di entrare nella vita e nei pensieri degli altri e giudicarla?

Perchè poi il punto è sempre il solito: non siamo uguali ma finché resti nel rispetto degli altri puoi pensarla e scriverla come vuoi.

Invece ci sono quelli che nascondendosi dietro alla ormai famigerata libertà di espressione utilizzano l’odio per catalizzare su di se attenzione e in cerca di facili like, la buttano in caciara pensando di essere ganzi.

In realtà sono stronzi (fa anche rima)

Tornando alla Toffa, e seguendo ogni tanto i suoi post, ho potuto vedere che il suo mettersi in mostra ha dato coraggio ad altri che stavano affrontando in maniera privata e silenziosa lo stesso male a volte incurabile.  

e allora perchè non trovare un confine all’odio?

In questi casi mi viene sempre in mente la mi nonna che quando imprecavo verso qualcuno mi diceva: “un ti fa sentire!? ma che sei grullo!””

Ecco chi odia sul web dovrebbe avere accanto la mi nonna o chi per lei che gli dice: “un ti fa sentire!? ma che sei grullo!”

Difendiamoci dagli odiatori seriali.

Ciao Nadia e in bocca al lupo a tutti quelli che vivono la malattia con coraggio e come gli torna meglio.

Ps. c’è un progetto di cui mi piace parlarvi che si chiama #odiareticosta lo trovate sui social, è una rete di persone che cerca di contrastare l’odio in rete, un aiuto a volte può servire.

Le primarie e il senso umano.

Le primarie e il senso umano.

Domenica andrò a votare alle primarie.

Come ho sempre fatto da almeno 10/12 anni a questa parte.

Lo faccio perché il PD checchè se ne dica è rimasto al momento l’unico partito che riesce a racchiudere un pensiero che prova a stare sopra le nuvole della rabbia.

Si, certi personaggi fanno passare la voglia, certo, si può fare meglio, molto meglio…sicuramente, ma non è stando fuori a criticare e a vomitare rabbia che si può migliorare la situazione.

Questo è quello che mi dissi 5 anni fa quando mi chiesero di portare il mio contributo al quartiere.

Adesso è arrivato il momento di decidere da che parte stare, e non soltanto da che parte stare a livello politico, ma da che parte stare a livello umano.

E’ innegabile e sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo nel nostro paese,  si può far finta che si stia scherzando, che non vero, ma i dati parlano chiaro e i numeri sono numeri, non opinioni.

Non dirò per chi voterò a differenza di molti miei compagni di partito o di viaggio, non lo dirò perché semplicemente non voglio far parte del giochino dell’ultras, del tifoso accanito, in questo momento c’è bisogno di stare uniti e se una qualsiasi cosa può dar noia all’unità io me ne guardo bene dal farla.

Anche perché non è importante per chi voto io, è importante partecipare numerosi, è importante determinare una linea, una condotta, un modo di interpretare i bisogni delle persone, non dobbiamo aver paura a parlare di popolo, di disuguaglianze, di povertà .

Siamo il partito che arriva da quello, dal populismo in senso alto del terminee non dal becerismo camuffato da populismo (e non soltanto a 5S naturalmente..)

Andiamo alle cene sociali, alle partite di calcetto degli amici, troviamo il tempo di stare con chi non la pensa come noi, torniamo nei bar, nei locali, parliamo con quelli che non sono dei nostri, non chiudiamoci nelle stanze, nei circoli e nei palazzi a parlare tra di noi.

Mettiamo la testa fuori anche senza gazebo e senza elezioni o primarie, non dobbiamo aver paura ad essere umani!

Augh.

Il qualunquismo Facebukkiano

Il qualunquismo Facebukkiano

Tratto dalla mia DinamoLetter del 13 Settembre, per iscriversi vai qui: http://www.mircodinamo.it/iscriviti-alla-dinamoletter/
“Le Americane sono extracomunitarie. I carabinieri Italiani. #foppeddivvelo
Questo era il mio post facebook. Una provocazione, certo, e chi mi conosce lo sa.
Una provocazione sul come gestiamo e affrontiamo le situazioni in relazione a chi fa che cosa.
Uno stupro è uno stupro e la violenza fisica perpetrata su persone più deboli (che siano donne, bambini, anziani, uomini in difficoltà è la stessa cosa) è uno degli atti più vili che si possa commettere.
Altra cosa è il giustizialismo da social, che fa schifo.
Perché è giustizialismo da “du euro”, da bar e fatto da gente da bar, come sono io per carità.
Ma dovremmo avere il buon senso di non spingerci oltre la semplice ricerca della verità delle cose e degli eventi, e usare fonti certe e autorevoli.
Insomma dovremmo prenderci meno sul serio a volte, ritornare sul pianeta terra della normalità, mollando il piedistallo del “son ganzo perché se dico “risorsa” mi mettono i like” e cercare la verità prima di condividere qualsiasi bischerata si trovi su Facebook.
Ma è quest’idea, che le opinioni sono verità, che butta tutto in caciara, sparando numeri senza dati, senza riscontri, perché meglio il casino che il niente, perché nel buglione qualcuno abbocca.
E tutto sempre per i soliti like, che poi si possono tramutare in voti.. e per alcuni in soldi con il clickbait, caro a qualche famoso blog.
È così che l’opinione di un qualsiasi signor nessuno diventa più forte di fior fiori di medici, scienziati, giudici, costituzionalisti e avvocati che hanno studiato tutta una vita su un argomento. Anche questo è deprimente.
Sopratutto per chi ha passato una vita su un argomento e si vede beffeggiato, insultato, offeso e delegittimato del ruolo da baristi, parrucchieri e muratori, con tutto il rispetto per i miei mestieri di gioventù (a parte il parrucchiere)
E mentre spariamo sentenze già passate in giudicato sulla malaria che è stata portata sicuramente dagli immigrati senza aspettare le indagini mediche, attendiamo fiduciosi il lavoro dei magistrati e le indagini sui due carabinieri.
E mentre siamo certi che i vaccini causano la morte della maggior parte dei bambini, crediamo alle scie chimiche e alle Sirene, che gli attentati siano spot cinematografici e che i campi di concentramento non siano mai esistiti. Roba da matti, ma siamo inzuppati di qualunquismo e idiozie ogni giorno, in ogni momento.
Difficile salvarsi dalla falsità delle persone e delle notizie.
Al circolino c’è sempre stato l’imbecille di turno che “poerino un capisce nulla” e allora quando arrivava ti allontanavi… ecco, Facebook li ha raggruppati tutti, li ha fatti alleare e insieme hanno aperto il loro circolino, dove si ritrovano con pagine inutili, dove si incattiviscono, fomentano, dove si fanno male a vicenda, alla fine si dividono finendo per odiarsi su tutto.
Tutto questo non fa bene, a nessuno. Non fa bene alla politica, alle persone, agli eventi, alla giustizia, ma nemmeno all’essere umano in generale.
Oggi il grande circolino condanna, uccide, massacra e spesso delegittima qualsiasi professione a suon di “è così” con commenti razzisti, beceri e degni dei peggior bar di periferia.
Fascisti che tornano alla ribalta e che manifestano di essere fascisti, fascisti che pensano di non esserlo ma che poi sono peggio di quelli veri, quelli che “le donne vanno difese” e poi danno della puttana alla Boldrini. Fate schifo.
Si punta sempre di più il dito sul chi e sempre meno sul cosa.
La legge deve essere uguale per tutti: indagini, processo, condanna o assoluzione. Punto.
E anche l’approccio alle notizie deve essere questo.
Ma come piace che sia un “negro” o una “risorsa” a stuprare una “nostra” donna per poter affermare le nostre teorie complottistiche e razziste… con titoli di giornali destroidi e fascisti.
Anche basta.
È arrivato il punto di schierarsi seriamente da una parte o dall’altra e le squadre sono solo due, chi sta con gli esseri umani a prescindere e chi no.
Non ci sono altre squadre, non c’è “sto con loro peró, ma..” no, non ci possono più essere ancora dei “ma” a dividere.
E se stuprano una donna, torturano un uomo, rapiscono un bambino è pari, di qualsiasi mondo sia, di qualsiasi ceto sia, in qualsiasi parte del mondo abbia i suoi piedi appoggiati o in qualsiasi parte del mondo li voglia appoggiare.
Se poi vi serve tanto cercare una scusa per la vostra frustrazione personale, cercatela dentro di voi, e insegnate ai vostri figli l’uguaglianza e non la libertà, perché al grido di libertà ci sguazzano spesso quelli che la libertà è sparare al ribasso su argomenti come l’umanesimo attivo e la compassione, che non vuol dire pietismo.
Il pietismo era usato durante il fascismo nei confronti di chi difendeva gli ebrei, oggi è stato coniato il “buonismo”, per indicare persone che credono nei valori dell’essere umano in quanto tale, e che prendono le difese dei più deboli.
Credere negli esseri umani, nella loro fallibilità, nella loro bontà, ma anche nella loro uguaglianza, è un principio fondamentale che una città come Firenze non può e non deve dimenticare mai.
Augh.